Testo della Carta 2016

Noi, giovani provenienti dai Paesi dell’Europa e del Mediterraneo,

raccolti in questi giorni nella terra di Puglia, dopo aver intensamente parlato e camminato insieme nella notte, verso una nuova alba di pace, chiediamo a chi governa le sorti dei nostri popoli che si possa condurre ogni sforzo possibile perché il Mediterraneo non sia più un mare di morte per i tanti rifugiati che cercano di navigarlo alla ricerca di un futuro per la loro vita, ma torni ad essere un mare di pace e di unità tra i popoli, attraversato da ponti di solidarietà e di collaborazione. Un mare che – per vocazione geografica e per tradizione culturale – sia ravvivato dalle onde dell’incontro e non minacciato dalle tempeste del conflitto.
Dichiariamo la nostra volontà a contribuire per custodire, ricostruire e collegare ponti che colleghino i Paesi del Mediterraneo in una grande Arca di Pace, tenda dei figli di un’unica umanità, discendenza della stessa famiglia di Abramo.

I PONTI DA CUSTODIRE

Chiediamo che siano difesi e tramandati alle nuove generazioni i tradizionali ponti culturali, fatti di accoglienza allo straniero, di coesistenza pacifica, di unità nella diversità! Abbiamo in comune la cultura mediterranea, nella quale la sapienza ha sempre abbracciato l’esperienza, gli ideali si sono sempre misurati con il rispetto reciproco e il progresso è sempre stato frutto della terra, custodita con laboriosità e fedeltà.
Chiediamo che siano custoditi i ponti per il libero migrare dei popoli! Siamo tutti figli di viandanze, in cui la terra è un bene comune da condividere, il diritto alla dignità e alla pace un bene da salvaguardare per tutti, il diritto al lavoro un bene senza differenze né confini di sorta, la possibilità di sognare un bene da garantire a ciascuno e da realizzare insieme, perché nessuno sia più straniero ma sia riconosciuto come fratello.

I PONTI DA RICOSTRUIRE

Vogliamo che siano abbattuti i ponti della paura e costruiti i ponti della fraternità con l’altro! Chiediamo – e ci impegniamo per primi a collaborare – che si realizzino politiche di integrazione, nella logica della convivialità della differenza, perché – navigando per secoli nel Mediterraneo – i nostri padri ci hanno mostrato l’arricchente possibilità di scambiare il proprium per fare esperienza del nostrum: tutti più arricchiti dalla condivisione di ciò che rende unico ciascun popolo e ciascuna persona.
Chiediamo che siano colmati i fossati della globalizzazione dell’indifferenza e costruiti i ponti della solidarietà globalizzata! Vogliamo – e ci impegniamo a comunicarlo e a diffonderlo per primi – che la solidarietà diventi un valore universalmente riconosciuto e garantito, tra le persone e tra le nazioni. Lanciamo da qui un appello alle nazioni perché collaborino nel progetto di strategie di valorizzazione delle ricchezze materiali e spirituali, nella logica della solidarietà, in cui chi è più ricco senta la responsabilità di sostenere concretamente chi è più povero.

I PONTI DA COLLEGARE

Auspichiamo che si gettino ponti concreti tra le politiche nazionali per attuare in modo un mediterraneo di pace! Chiediamo con forza che si metta fine alla commercializzazione delle armi e si attuino iniziative di micro-credito e di scambio imprenditoriale per giovani che voglio costruirsi un futuro nel loro paese senza essere costretti a emigrare. Auspichiamo che si incrementino iniziative come i recenti corridoi umanitari per i rifugiati per rompere i legami con ogni tipo di criminalità che fa della migrazione un vergognoso guadagno.
Sogniamo che tutti sentano l’urgenza di diventare ponti viventi di pace, scegliendo di esserne costruttori nella vita di ogni giorno, seguendo l’esempio di don Tonino Bello, profeta e testimone di pace.

De Finibus Terrae, XIV agosto MMXVI

Carta di Leuca 2016