Sulle orme di don Tonino

Lo straordinario carisma di don Tonino.

Don Tonino Bello era uno straordinario sognatore, che molti accostano ai grandi santi della Chiesa ma anche a figure laiche di rilievo globale come Gandhi o Martin Luther King.

don Tonino Bello

Il “sogno” di don Tonino - maturato nella sua terra e vissuto anche oltre - è quello di una fede che si incarna, dei legami con Dio e con i fratelli di fede, con i lontani e con gli ultimi. il sogno di una Chiesa che si fa missionaria, di una famiglia umana che vive nella giustizia, nella pace, nel servizio ai poveri. Il sogno di “cieli nuovi e terra nuova” che fa germogliare nuove primavere.

Molti dei suoi insegnamenti somigliano a quanto chiede oggi papa Francesco: l'impegno di testimonianza, l’unità tra gesti e parole, la passione per la vita, l’amore per i giovani e per i poveri. In un tempo come il nostro, contrassegnato dal disincanto, da “passioni tristi”, da individualismi esasperati, in una società "a capitalismo avanzato" che produce povertà, frammentazione e guerre, i valori testimoniati da don Tonino e il suo richiamo a “farsi prossimi” rappresentano un sapiente antidoto alla catastrofe sociale.

La "Carta di Leuca" ripercorre le orme tracciate da don Tonino, che qui ad Alessano è nato e oggi riposa, con un approccio universale e un linguaggio mass mediale nel quale sviluppare un laboratorio, una "Arca di Pace" capace di creare un linguaggio nuovo che diventa “lingua comune” per credenti e non credenti, per iniziare ad avverare il sogno di fraternità e di pace che abbiamo ereditato.


"La Pace è un Cammino", di don Tonino

A dire il vero non siamo molto abituati a legare il termine PACE a concetti dinamici.
Raramente sentiamo dire:
"Quell'uomo si affatica in pace",
"lotta in pace",
"strappa la vita coi denti in pace"...

Più consuete, nel nostro linguaggio, sono invece le espressioni:
"Sta seduto in pace",
"sta leggendo in pace",
"medita in pace"
e, ovviamente, "riposa in pace".

La pace, insomma, ci richiama più la vestaglia da camera che lo zaino del viandante.
Più il comfort del salotto che i pericoli della strada.
Più il caminetto che l'officina brulicante di problemi.
Più il silenzio del deserto che il traffico della metropoli.
Più la penombra raccolta di una chiesa che una riunione di sindacato.
Più il mistero della notte che i rumori del meriggio.

Occorre forse una rivoluzione di mentalità per capire che la pace non è un dato, ma una conquista.
Non un bene di consumo, ma il prodotto di un impegno.
Non un nastro di partenza, ma uno striscione di arrivo.

La pace richiede lotta, sofferenza, tenacia.
Esige alti costi di incomprensione e di sacrificio.
Rifiuta la tentazione del godimento.
Non tollera atteggiamenti sedentari.
Non annulla la conflittualità.
Non ha molto da spartire con la banale "vita pacifica".

Sì, la pace prima che traguardo, è cammino.

E, per giunta, cammino in salita.
Vuol dire allora che ha le sue tabelle di marcia, i suoi ritmi, i suoi percorsi preferenziali e i suoi tempi tecnici, i suoi rallentamenti e le sue accelerazioni.
Forse anche le sue soste.

Se è cosi', occorrono attese pazienti.

E sarà beato, perché operatore di pace,
non chi pretende di trovarsi all'arrivo senza essere mai partito, ma chi parte.
Col miraggio di una sosta sempre gioiosamente intravista, anche se mai - su questa terra s'intende - pienamente raggiunta.